Società titolare di Farmacia e di Clinica, quali incompatibilità?

Aggiornamento: 9 mar

Per rispondere al quesito, ad oggi ancora senza un unica soluzione se non di senso negativo, é opportuno fare il punto della situazione, che ad avviso di chi scrive é in procinto di cambiare, vediamo perché il regime delle incompatibilità previste dalla legge 362 potrebbe essere al tramonto, aprendo le porte ad un sistema regolato su profili di incompatibilità regolamenta all'interno del sistema societario, giunto nell'ambito farmaceutico dal 2017.


L'adunanza Plenaria del Consiglio di Stato nel corso del 2022 è chiamata ad individuare le incompatibilità in relazione alle società di capitali e farmacie,


Potrà una Società, Gestire una farmacia ed esercitare una professione medica?

I quesiti che si sottopongono all’attenzione dell’Adunanza Plenaria sono volti a chiarire quale interpretazione debba trovare l’art. 7 comma 2 della l. n. 362 del

1991 nel caso di farmacia detenuta da società, ove quest’ultima sia partecipata da altra società attiva in ambito sanitario ed, in particolare, come debbano intendersi in relazione a tale fattispecie, o quali adattamenti interpretativi possano trovare, gli elementi normativi concernenti la “gestione” della farmacia e l’”esercizio della professione medica”.


La vicenda trae spunto dall'appello proposto avverso una sentenza del Tar Marche che aveva applicato in modo stringente i principi di incompatibilità della legge del 1991 anche ad una società sebbene in effetti non vi sia alcuna norma che richiami l'applicabilità di dette norme, ed in particolare degli articoli 7 ed 8 della legge 362 in capo alle Società.


Sarà quindi il Consiglio di Stato a dover risolvere il quesito, alla luce delle indicazioni fornite nel corso del 2020 dalla Corte Costituzionale.


Per il Tar detta incompatibilità - motivata dal conflitto di interessi che si determina nel contemporaneo esercizio dell’attività di “prescrizione” e di “dispensazione” dei medicinali - punta a salvaguardare l’interesse pubblico al corretto svolgimento del servizio farmaceutico e, in ultima analisi, l’interesse primario alla tutela della salute pubblica (v. Corte Cost. n. 275/2003).


La posizione conflittuale è di facile constatazione nel caso in cui sia una persona fisica a svolgere le due funzioni di farmacista e medico; appare, invece, di meno agevole riscontro nel caso in cui la titolarità della farmacia faccia capo ad una società.

È il caso di specie, in cui la farmacia è detenuta dalla s.r.l., partecipata quale socio unico da altra s.r.l che svolge attività medica (es. Clinica)..


E’ tuttavia sin d’ora opportuno anticipare che l’adattamento dei menzionati parametri al sistema delle partecipazioni societarie pone una questione interpretativa di massima rilevanza, acuita nella sua problematicità dal fatto che, a seguito della l. n. 124 del 2017, il sistema normativo ha sì modernizzato il settore farmaceutico aprendolo all’ipotesi della titolarità della farmacia privata in capo a soggetti societari; ma non ha aggiornato gli elementi sintomatici del conflitto di interessi, in particolar modo chiarendo cosa debba intendersi, nel caso di società partecipate, per “gestione della farmacia” e per “esercizio della professione medica”.


Sul primo dei due profili rilevanti (il potere di gestione della farmacia) è di recente

intervenuta la pronuncia n. 11/2020 della Corte costituzionale.


A giudizio della Corte il punto decisivo per determinare l’incompatibilità è, pertanto,

proprio il collegamento o meno con la effettiva “gestione” della farmacia.


In aggiunta ad argomenti di esegesi testuale, la Corte ha osservato, su un piano sistematico, come “l’incompatibilità con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato, se era coerente con il precedente modello organizzativo – che, allo scopo di assicurare che la farmacia fosse comunque gestita e diretta da un farmacista, ne consentiva l’esercizio esclusivamente a società di persone composte da #soci #farmacisti abilitati, a garanzia dell’assoluta prevalenza dell’elemento professionale su quello imprenditoriale e commerciale –, coerente (quella incompatibilità) non lo è più nel contesto del nuovo quadro normativo di riferimento che emerge dalla citata legge n. 124 del 2017..non sia pertanto più riferibile l’incompatibilità «con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico privato», di cui alla lettera c) del comma 1 dell’art. 8 della legge n. 362 del 1991”.


Quindi il “fattivo coinvolgimento” della gestione del presidio farmaceutico costituisce criterio orientativo nel discriminare il conflitto di interessi, e ciò anche nell’ipotesi dei soci di società di capitali titolari di farmacie.

Resta da intendere in cosa si sostanzi la “gestione della #farmacia” e se questa possa ravvisarsi in un caso, come quello di specie, in cui la società titolare di farmacia è detenuta in modo totalitario da altra società di capitali.


Si tratta, tuttavia, di enunciazioni in parte precedenti alla riforma del 2017 e comunque contraddette dalla più recente pronuncia della Corte Costituzionale n. 11/2020 che, come si è visto, ha circoscritto la posizione incompatibile a quella del solo socio “gestore”.



Ad avviso di chi scrive non appare inverosimile che l'Adunanza Plenaria, chiamata a pronunciarsi, sposi i principi già sanciti dalla Corte Costituzionale nel 2020 e quindi renda compatibile quello che oggi sembra incompatibile, pur nell'assunto di delimitare tali nuove compatibilità all'interno di un nuovo assetto societario che abbia alcuni meccanismi di controllo e di bilanciamento di partecipazione.



Sarebbe ipotizzabile infatti imporre un “revisore” all'interno della Società, che faccia da garante della indipendenza del settore farmaceutico da quello medico e renda quindi possibile lo svolgimento delle due attività in rami differenti della stessa società e così lo svolgimento di attività in potenziale conflitto di interessi.

Ratio della norma nel 1991 era quello di evitare la coesistenza di attività in conflitto di interesse su un unico soggetto (medico prescrittore e farmacista venditore), elemento questo che andrà però reso compatibile all'interno dello schema societario e nel regime del libero #mercato MA con il bilanciamento dell'interesse pubblico proprio del sistema #farmaceutico.


Farma&Diritto

Avv. Aldo Lucarelli

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